Quella pesante eredità dei nostri antenati preistorici che sta minando la tua vita lavorativa (e come liberartene)

“In Giappone ha fatto scalpore una compagnia assicurativa che ha rimpiazzato 34 dipendenti con un software che analizza dati per definire polizze e risarcimenti. Tutto lavoro che precedentemente era fatto da menti umane. Esistono inoltre molte aziende assicurative che stanno puntando a sistemi di intelligenza artificiale per automatizzare la scelta della polizza ideale per i clienti. E fra i lavoratori intellettuali a rischio ci sono anche quelli di altri settori: dal finanziario all’alimentare, fino al comparto aereo e alla sanità.”

Sole 24 Ore, articolo del 13 aprile 2017

ODDIO!!! NON C’E’ LAVORO E CE NE SARA’ SEMPRE MENO!!! I ROBOT CI STANNO FACENDO FUORI! NEANCHE PIU’ UNA LAUREA BASTA A SALVARTI!

“Padova, l’azienda cerca ​70 dipendenti ma nessuno si presenta.

Cercano lavoratori offrendo contratti di tutto rispetto, ma non ne trovano: succede alla Antonio Carraroazienda dell’alta padovana esperta nella produzione di trattori compatti per agricoltura specializzata, che da mesi attende risposte positive dalle agenzie interinali del territorio.

Peccato che queste risposte non arrivino: in tempo di crisi, e con una disoccupazione giovanile che ha toccato livelli senza precedenti nella storia dell’Italia dal dopoguerra, un’azienda strutturata e solida come la Carraro di Campodarsego non riesce a trovare manodopera. E non stiamo parlando di contratti a tempo determinato o part-time: «Offriamo un contratto base di terzo livello che fa riferimento al contratto nazionale del settore metalmeccanico, con una retribuzione di 1.590 euro lordi mensili», spiega la responsabile Relazioni esterne, Liliana Carraro. Incredula, di fronte all’impossibilità di agenzie interinali ed enti di formazione, di fornire le figure professionali di cui necessita.”

EH MA PER FORZA, CERCHERANNO SOLO INGEGNERI E TECNICI SUPER SPECIALIZZATI…

“I 70 nuovi dipendenti non si trovano: cercano ingegneri meccanici progettisti, periti meccanici disegnatori, operatori addetti alle lavorazioni meccaniche, alla carpenteria, al controllo qualità del prodotto e periti elettrici e elettromeccanici…”

Il Messaggero, articolo del 4 dicembre 2017

Qui qualcosa non quadra…

Ma insomma. Questo lavoro: c’è? non c’è? c’era ma non c’è più? c’è ma non è più lo stesso?

Da che parte sta la verità?

RISPOSTA: la verità sta negli occhi di chi guarda. Cioè i tuoi.

Non è filosofia spicciola ma realtà misurata dalla scienza.

Si chiama S.A.R.: Sistema di Attivazione Reticolare, un insieme di cellule nervose che crea una rete di contatti tra: corteccia cerebrale, lobi frontali, parti evolute del cervello umano deputate allo sviluppo di idee/pensieri e la parte bassa del cervello, il bulbo e le parti collegate al sistema neuro-vegetativo.

Detta in modo molto più semplice: ti è mai successo di voler comprare una macchina (a prescindere dal fatto che te la potessi permettere)?

Guardi in concessionaria, pensi al colore, scegli il modello e poi all’improvviso non vedi altro che quelle macchine in giro. Prima sembrava non ce ne fosse mezza. Adesso che è diventata l’oggetto del tuo desiderio ne vedi ovunque. Persino se si tratta di una Maserati ultimo modello che, statisticamente, in giro non se ne vedono certo chissà quante.

Eppure tu, di quelle poche, ne vedi in continuazione. Fosse anche solo nella pubblicità di un qualche giornale, sull’iphone e persino nella copertina di Gente e Motori di questo mese.

Bene. Dietro a tutto questo non c’è nessuna divinità capricciosa, nessun complotto tramato alle tue spalle, nessun mistero che richieda l’intervento del buon vecchio Sherlock Holmes.

Semplicemente è il frutto del normalissimo lavoro del tuo S.A.R., quella parte del tuo cervello che madre natura ha addestrato in modo tale da farti vedere nel tempo minore possibile le cose importanti per te.

Si tratta ovviamente di una strategia evolutiva che abbiamo ereditato dai nostri antenati i quali dovevano ottimizzare ogni cosa per sopravvivere, compreso il tempo in cui riuscivano ad individuare e riconoscere la loro cena – che fosse sotto forma di gazzella o di bacche.

Il S.A.R. gli veniva in aiuto, aiutandoli a distinguere prede “buone” da prede “non buone”, bacche di cui potersi cibare e bacche velenose.

Come per tantissime altre funzioni il nostro cervello è rimasto sostanzialmente uguale a svariati milioni di anni fa. E il S.A.R. non fa differenza.

Come per tantissime altre funzioni, il nostro cervello non si chiede – prima di metterle in moto – se siano ancora funzionali oggi o se, magari, non sarebbe il caso di dismetterle e farle finire in una qualche “cantina neuronale”.

Sarebbe bello… ma non è.

E così noi oggi, con il S.A.R. come con la risposta attacco-fuga di cui tanto ormai si parla negli ambienti di formazione, siamo evoluti quanto un ominide del pleistocene.

Ci parte in automatico, senza che noi ce ne accorgiamo.

Ora, so che ti starai chiedendo cosa diavolo centri questo con il lavoro che c’è o non c’è.

RISPOSTA: il lavoro c’è o non c’è in funzione di cosa tu “hai in testa”.

Se nella tua testa hai in mente che ha ragione il Sole 24 Ore o chi, come lui in giro continua a dire che “il lavoro non c’è, il governo ladro non fa niente per aiutare noi poveri cittadini, le aziende vanno tutte via, bla bla bla”, stai dicendo al tuo S.A.R. di portarti davanti ogni possibile conferma a questa tesi.

 

E se pensi che siamo tutti spacciati e non c’è molto da fare, quante probabilità ci sono che attiverai il tuo cervello per cercare nuove opportunità e soluzioni?

Bravo, nessuna probabilità, dici bene.

Ti demoralizzi, pensi sempre più nero, vedi sempre più nero, senti sempre più nero.

Non puoi trovare una soluzione soddisfacente a qualunque problema di lavoro tu abbia in questo momento se prima non cambi il paradigma che hai nel tuo cervello.

Cos’è un paradigma?

Un paradigma è un insieme di convinzioni, di certezze, di “si fa così”.

Per intenderci e fare un esempio estremo: il lutto.

Quando muore una persona in Italia e in buona parte del resto del mondo, il paradigma corrispondente è quello della disperazione, della tristezza, della disgrazia. Tutti ci vestiamo di nero, tutti proviamo dolore per la perdita, tutti piangiamo o ci sentiamo in dovere di farlo.

In alcune culture aborigene invece, il paradigma corrispondente al lutto è la FESTA. Hai capito bene, fanno festa come matti. Perchè il loro caro è passato “al livello superiore del piano di gioco”. Perchè è stato promosso ad un piano migliore.

Capisci bene quindi con questo esempio quanto può essere diversa la vita che vedi quando parti da un paradigma o dall’altro.

Un altro esempio è quello che facevo nello scorso post del popolo giapponese super longevo: quella popolazione non ha il paradigma della “Pensione”, non hanno proprio neanche la parola pensione nel loro vocabolario. E quindi nella loro testa non esiste che uno finisce di lavorare, si avizzisce e si rincoglionisce aspettando di morire. Nella loro testa, invece, c’è che uno resta vivo e arzillo finchè non crepa.

Bellissimo.

Potrei farti molti altri esempi di questo genere. Le ricerche scientifiche ne portano ormai diversi. Ad esempio c’è un popolo in cui non esiste la parola “balbuzie” e, guarda caso, NESSUNO MAI ha sofferto di balbuzie.

A questo punto ci sta che tu ti stia chiedendo “Sì, ok, ma cosa centra di nuovo tutto questo con il lavoro?”

Te lo mostro facile facile con una testimonianza. Con le parole di una persona che ha scelto di cambiare il suo modo di vedere il mercato del lavoro. Ha scelto di cambiare il vecchio, inefficace paradigma del mondo industriale che tutti conosciamo e si è presa la briga di venire a conoscere il MIO paradigma. Un paradigma che ti permette di cercare risorse e opportunità sul mercato del lavoro come un cane da tartufo.

Non è che i tartufi ci sono ovunque. Ma stai pur certo che un cane da tartufo li trova.

Esattamente come è successo a questa persona che fa parte del Gruppo Riservato a chi ha deciso di vedere il mondo con occhi diversi (per farlo c’è un corso introduttivo che puoi scaricare per ora GRATIS qui => www.successofelice.it/corsogratis)

Quindi: il lavoro c’è ma SOLO PER CHI ha imparato a guardare il mercato con occhi diversi. Che, attenzione, non significa semplicemente “saper cercare lavoro”.

Saper cercare lavoro per chi dà attualmente servizi al collocamento (che si tratti di agenzie interinali, enti pubblici o aziende di risorse umane) significa che ti insegnano come si fa a scrivere bene un curriculum, come usare le piattaforme web per la ricerca lavoro e poco più.

Tutte cose per carità non del tutto inutili, ma sostanzialmente inefficaci perchè mancano della visione generale.

Se tu PRIMA non cambi il tuo modo di guardare al mercato del lavoro.

Se PRIMA non affili le tue armi in modo da entrare sul mercato del lavoro con una forza indiscutibile.

Se PRIMA, insomma, non crei quello che nel mio libro chiamo il tuo “Sistema di Gestione di Carriera”, sarai efficace quanto un bambino che fa i capricci. Magari qualche volta ti andrà dritta e riuscirai ad avere il giocattolo che stai chiedendo. Ma, nella maggior parte dei casi, finirà a schiaffoni…

Per concludere, molto semplicemente:

  1. Hai bisogno di imparare a sviluppare una nuova forma di Intelligenza: l’Intelligenza LAVORATIVA, di cui nessuno attualmente in Italia parla (e all’estero ho fatto una fatica pazzesca a ripescarne traccia in arzigogolati articoli tecnici che leggono mediamente 8 persone, genitori dell’autore e me inclusi)
  2. Hai bisogno di costruire un Sistema di Gestione di Carriera completo e strutturato, capace di farti fare chiarezza anche e soprattutto sulla tua vocazione, sui tuoi veri sogni (soprattutto quelli chiusi nel maledetto cassetto) e sulle tue migliori qualità

Puoi cercare da solo, fra prove ed errori, impiegando qualche decina di anni e svariate porte in faccia, trappole, truffe e migliaia di euro in inutile for-motivazione (perchè non è la motivazione che ti manca, nè il lavoro, nè la voglia. Ti mancano gli strumenti).

Oppure puoi scegliere di seguire me e ritrovarti anche tu, come Serena ad avere il “problema” di decidere fra le troppe opportunità di lavoro.

Il percorso che fin qui sono riuscita materialmente a mettere nel web, stante il fatto che razzolo bene almeno quanto predico perciò ho sempre più lavoro che tempo per farlo, comprende:

  1. Il corso GRATIS introduttivo che ti puoi scaricare da qui e dove puoi cominciare a conoscermi, oltre che mettere le prime basi al nuovo paradigma => www.successofelice.it/corsogratis
    All’interno del corso scoprirai anche come far parte del mio esclusivo gruppo Riservato su Facebook dove anche tu potrai farmi domande e parlarmi del tuo caso specifico
  2. Il libro-corso che puoi acquistare solo da qui => www.unlavorochevale.it
    A casa ricevi il libro cartaceo e online hai accesso a video integrativi di approfondimento, riservati a chi ha preso il libro.

In preparazione c’è però molto altro. Perciò, se anche in questo momento già hai preso il libro, ti invito a continuare a seguirmi qui nel blog o su Facebook (www.facebook.com/ericazuanonsocial) perchè per il 2018 ho in programma di rilasciare una quantità di materiale a chi sceglie di seguirmi capace di far salire la tua carriera e la tua soddisfazione lavorativa ad un livello così alto che neanche nei tuoi sogni più sfrenati te lo potevi immaginare.

Ora corro a dar da mangiare alla mia tribù, ci leggiamo al prossimo post.

Buona serata e buon… LAVORO!

Erica

 

 

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  • Non è vero, come vogliono farci credere ormai da anni che “le cose sono cambiate perché c’è la crisi”.
  • La crisi è solo la coda di un problema molto più grande, un enorme pitone pronto ad inghiottire chiunque non si adegui alla nuova situazione del mercato del lavoro.
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