Il più grande pericolo dopo il Big Bang…

trump-presidenteNo, non parlerò del nuovo presidente americano.
Non spenderò una sola parola sul fatto che Donald Trump sia o no davvero una minaccia per l’ordine mondiale.
Non sprecherò più neanche un minuto a leggere o ascoltare qualcuna fra le migliaia di voci, commenti e post che praticamente sbucano fuori dal computer anche solo appena lo accendi.

Ammetto di essere spaventata, questo sì. Mi sento spaventata come quando nel 2009 ho capito che era arrivata una cosa chiamata “CRISI” che era più grossa di me e che non sarebbe passata in fretta. Come quando ho visto chiudere interi stabilimenti nell’area torinese in cui lavoravo e vivevo allora, alla velocità con cui uno scoiattolo si mangia le noccioline.
Spaventata come quando ho capito che l’ondata di “network innovativi” su cui migliaia – se non milioni forse – di persone avevano riversato la loro speranza di trovare un modo per arrivare a fine mese, guadagnando qualche spicciolo online, era solo una truffa di pochi che li portava a perdere anche quel che avevano speso per iniziare una di quelle folli avventure.

Da allora di esperienze che mi hanno fatta sentire con chiarezza la precarietà della condizione umana, la fragilità di quell’illusione su cui avevo per anni confidato – di poter essere “sicura”, al riparo da problemi e difficoltà se solo fossi stata “brava abbastanza” – ne ho vissute parecchie. Alcune mi hanno lasciata in ginocchio piuttosto a lungo e non sempre ho avuto la certezza di riuscire a rialzarmi.

E mi accorgo ora che tutto questo mi è servito per imparare essere oggi tranquillamente spaventata. Sì, esatto: tranquillamente spaventata.
Ho capito, a forza di dieci anni di sorprese inaspettate e sicurezze crollate, che la vita “là fuori” è del tutto fuori dal mio controllo ma va bene così.

Se per anni ho cercato di lavorare sulle circostanze esterne per far sì che tutto fosse “al suo posto”, “sicuro”, “in ordine”, così da potermi permettere di essere rilassata e godermi la vita, oggi so che è del tutto inutile fare questo sforzo e ho imparato a non investire più le mie energie “là fuori”. 

Grazie a questa lezione ho smesso di preoccuparmi del fatto che le aziende per cui lavoro o con cui collaboro possano fallire o delocalizzare o anche solo semplicemente lasciarmi a casa dalla sera alla mattina. Ho smesso di preoccuparmene perchè è del tutto inutile: così come anche sperando-forte-forte non posso incidere su chi vince le elezioni in America, altrettanto non posso incidere sulla politica finanziaria delle aziende per cui lavoro o sulle loro scelte economiche. 

Dopo aver rischiato di dover essere curata farmacologicamente per un brutto esaurimento creato dal mio vecchio modo di pensare, così bisognoso di sicurezze, nel corso degli ultimi anni – non senza una certa fatica – ho imparato la lezione che mi permette oggi di essere solo tranquillamente spaventata.

A prescindere da quella che sarà la situazione economica, politica, finanziaria mondiale ora che il nuovo presidente degli Stati Uniti è Mr. Trump – come avranno fatto i Simpson ad azzeccarci ancora anni fa, questa la devo ancora capire, comunque… – io sono al timone della mia nave, ho in mano TUTTO IL MIO POTERE. Tutto il potere cioè che deriva dal fatto di essere nel mercato del lavoro in modo consapevole e strutturato, un modo che mi permette di navigare nelle acque anche agitate in cui il mondo può venire a trovarsi in qualsiasi momento, ma con la certezza che un posto per me ci sarà sempre.

E’ una certezza che non viene chiaramente da un delirio di onnipotenza, ma da un piano serio e ragionato, un processo continuo e strutturato che mi permette di avere un ruolo attivo nel mondo del lavoro. Avere un Sistema di Gestione di Carriera è l’unica cosa che chiunque possa fare oggi per poter affrontare con tranquillità qualunque circostanza di mercato per quanto burrascosa possa essere. Una tranquillità che non potrai mai avere cercando di cambiare le cose “là fuori” e nemmeno potrai provare solo chiudendo gli occhi, stringendo i pugni e sperando-forte-forte che le cose andranno meglio.

Neanche pensare positivo basta. E’ utile, certamente, ma non basta. Pensare positivo senza avere uno strumento concreto di Azione con cui affrontare il complesso mondo in cui viviamo, in grado di darti il controllo sulla tua possibilità di portare a casa la pagnotta, succeda quel che succeda, è inutile. Senza uno strumento concreto che ti permette di essere presente sul mercato del lavoro IN QUALUNQUE MOMENTO, anche e soprattutto se un lavoro comunque già lo hai, è l’unica vera arma che hai a tua disposizione per poter affrontare l’effetto Donald e qualsiasi altra sorpresa la vita di questi strani tempi ci riserverà.

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  • Non è vero, come vogliono farci credere ormai da anni che “le cose sono cambiate perché c’è la crisi”.
  • La crisi è solo la coda di un problema molto più grande, un enorme pitone pronto ad inghiottire chiunque non si adegui alla nuova situazione del mercato del lavoro.

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