NUOVO DECRETO Jobs Act Autonomi: l’ennesima pugnalata o l’inizio di un nuovo mondo?

In generale nutro una forma di “fiducia con riserva” nel nostro legislatore, perciò non mi sento di dire con assoluta certezza che questo provvedimento sia buono in assoluto.

Parlo del cosiddetto Jobs Act Autonomi:

“La riforma operata dal Jobs Act autonomi introduce anche nel nostro Paese un nuovo modello di organizzazione del lavoro dipendente, il lavoro agile o smart working. Nel Jobs Act autonomi, un nuovo modo di concepire e gestire il rapporto di lavoro subordinato, particolarmente indicata per le mansioni elevate e creative. 

Flessibilità, autonomia e collaborazione del rapporto di lavoro subordinato: è questo l’obiettivo da raggiungere grazie all’impiego delle nuove tecnologie e di strumenti utili a creare ambienti lavorativi diffusi e non rigidi.

Insomma, da quel poco che sono riuscita a vedere finora sembra essere decisamente buona cosa (se sai come usarla a tuo favore, diversamente non potrai che unirti a chi, impotente, si lamenta di “quanto poco lo stato tutela i lavoratori oggi”, senza capire che uno stato che ti tutela in realtà ci sono buone probabilità che stia gravemente limitando la tua libertà).

Smart Working… cosa sarebbe? Si mangia?

Noi italiani con l’inglese facciamo piuttosto a cazzotti.

Smart Working o Lavoro Agile è un concetto all’estero piuttosto conosciuto.

“Lo smart working rappresenta una nuova modalità di organizzazione del lavoro subordinato che, pur mantenendo le proprie caratteristiche e peculiarità, perde due riferimenti spaziali a favore di una maggiore flessibilità e sostenibilità del rapporto di impiego. In particolare, perdono la loro classica “centralità” il concetto di “luogo di lavoro”, che non è più necessariamente identificato con uno spazio fisico predeterminato e circoscritto, e il concetto di “orario di lavoro”, che rileva unicamente ai fini del rispetto dei limiti massimi previsti dalla legge, ma può essere gestito ed articolato dalle parti contemperando le reciproche esigenze.”

Personalmente non sono cresciuta pensando “Da grande voglio fare la Smart Worker”, però fatti alla mano ho scoperto di essere diventata esattamente questo. E, cosa più importante, che è proprio grazie all’essere diventata una Smart Worker ho smesso di essere una frustrata ingegnere-ma-volevo-fare-altro ed ho costruito un mattone dopo l’altro una professionalità unica che la mattina mi fa alzare piena di entusiasmo e voglia di lavorare!

Lo Smart Working per come la vivo io è qualcosa che ti richiede di uscire dalla tua zona di comfort, soprattutto se sei nato con l’idea che lavorare significasse “trovare un posto di lavoro sicuro”.

Ma è anche il modo migliore in assoluto per costruire una vita LIBERA.

Intendiamoci, libera non significa non impegnata. Non significa (come cercano di venderti i furbetti dei troppi pseudo network e business online) che potrai passare tutto il giorno spaparanzato in spiaggia senza fare niente.

Significa però LIBERTA’ di essere presente nei momenti più importanti per te e per la vita di chi ti è vicino.

Significa poter fermare il mondo un mercoledì pomeriggio per goderti il compleanno di tua figlia e poi passare la notte a finire quello che avevi in programma di fare.

Significa poterti organizzare i tempi e i modi in una maniera che ti fa sentire di essere TU al comando della tua vita, non qualcun altro.

Perciò ecco, se questo nuovo Jobs Act Autonomi tutela ed incentiva chi vuole fare questa scelta di vita – coraggiosa e libera – non posso che essere pienamente d’accordo.

 

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