Mamma ho perso il LAVORO! Le 2 lezioni fondamentali che ho imparato quando sono rimasta senza lavoro

“Mamma… ho perso il lavoro… No mamma tranquilla, me la cavo da sola…”

In realtà lo dicevo più per non farla agitare ancora, che non perché ci credessi davvero.

“Stai serena, se proprio finisco in difficoltà pesante vengo da te prima che da uno strozzino, promesso!”

Ok, lo ammetto, non ho la capacità di fare battute veramente divertenti. E’ una delle doti che proprio non ho mai corso il rischio di avere.

Deve essere in conflitto genetico con il mio essere ingegnere.

A pensarci bene, in quel momento probabilmente mia mamma non avrebbe riso neanche se avesse avuto davanti il re dei comici in persona.

E a dirla proprio tutta, non avevo proprio nessuna voglia di ridere nemmeno io.

All’alba dei miei 30 anni, libera e indipendente da quando ne avevo 18, l’idea di dover “tornare da mammà” non era proprio il massimo delle mie aspirazioni.

Tanto più che, ne ero certa, saremmo finite a litigare moooolto in fretta anche solo per il fatto che mi sarebbe prima o poi scappato il j’accuse

Ecco! Avete visto? Mi avete obbligata a laurearmi in ingegneria nonostante io volessi fare tutt’altro, perché mi avevate detto che era certo che così avrei sempre avuto da lavorare!

E adesso come la mettiamo?

Cornuta e mazziata sono a questo punto, non vi pare?

Chi mi ridà indietro i miei anni migliori passati con la testa china sui libri, ammazzandomi di sigarette e con una vita sociale pari a zero?”

Sfido chiunque a non darmi ragione.

Tu studi per anni convintamente convinto che così

  • troverai un fantastico lavoro,
  • potrai mettere su casa e famiglia,
  • coltiverai il tuo giardinetto di provincia fino alla pensione
  • per poi passare i tuoi ultimi anni di vecchiaia a ballare il lissio nelle sagre, bevendo merlot e guardando i giovani con aria di superiorità al grido di “ai miei tempi j’era tutta n’altra joventù”…

e invece ti ritrovi a 30 anni senza lavoro e con la chiara percezione che la pensione non la vedrai nemmeno con il binocolo!

Tutta colpa della crisi.

Che poi io nemmeno avevo idea che esistesse una cosa chiamata KRISI (sì, con la K perché rende meglio il concetto di quanto è dura).

Io sapevo solo che un ingegnere trova SEMPRE lavoro.

Sapevo solo che se fossi stata una professionista brillante avrei SEMPRE trovato da lavorare.

Sapevo che se avessi seguito le indicazioni e i suggerimenti dei miei professori e dei miei genitori avrei SEMPRE avuto un posto di lavoro ad aspettarmi come il caldo abbraccio di un amante appassionato.

Ora, in termini di amante appassionato c’erano stati un po’ di disguidi, in effetti…

Io avrei voluto sposarmi con la carriera pianistica e passare la mia vita in giro per il mondo dando concerti di musica classica, osannata e amata da folle di persone in delirio per l’esperienza simil-mistica che ascoltarmi suonare gli avrebbe prodotto.

Ma qualcosa era andato per il verso storto. Perciò avevo finito per fare un dignitoso accordo matrimoniale con il mio candidato di seconda scelta, l’ingegneria appunto.

Tutto sommato era stato un buon accordo: non grandi emozioni ma il classico matrimonio con “portafogli ambulante”, hai presente?

Sì dai, noi donne siamo famose per essere delle ciniche terribili e finire – spesso – a sposare chi ci dà l’impressione di garantirci un tenore di vita più alto, a parità di condizioni al contorno.

Poi oggi non funziona più bene neanche questa faccenda, ma per le generazioni dalla mia in su, ti posso assicurare che di matrimoni “interessati” ne son stati fatti parecchi!

Ad ogni buon conto. Senza che questo mi faccia sentire particolarmente brillante, per biechi motivi economici avevo scelto il candidato ricco (ovvero il lavoro da ingegnere) piuttosto che il candidato di passione (ovvero il lavoro da pianista).

E per un po’ di anni le cose erano andate bene, tutto sommato.

Il buon candidato ricco aveva in effetti mantenuto le promesse, mi portava a cena in ristoranti prestigiosi, a dormire fuori in alberghi a 4 stelle, a visitare posti lontani e affascinanti, inclusa l’America che da sempre aveva un immenso fascino su di me.

Insomma, non potevo lamentarmi.

Peccato però che, all’improvviso, il candidato ricco è rimasto letteralmente in mutande.

Per la precisione, a mia totale insaputa, aveva “giocato in borsa” con qualche amichetto del settore Automotive che frequentavamo e, dalla sera alla mattina – precisamente da settembre a metà novembre del 2009 – avevamo perso tutto.

Quando dico tutto, intendo tutto.

Nei corridoi degli stabilimenti in cui lavoravamo era sparito ogni rumore. Sentivi solo il rumore dei passi in mezzo ad un’aria pesante quanto quella che si può respirare solo nel braccio della morte delle prigioni in Texas.

“Sarò io il prossimo che fanno fuori?”

“Cos’è esattamente questa cosa… questa integrazione… cassa integrazione? Cosa vuol dire in pratica?”

“Ma chiuderanno proprio lo stabilimento? Magari gli svizzeri vengono e ci danno una mano”

“Sì illusi! Gli svizzeri hanno combinato questo casino e secondo te adesso vengono a darci una mano?”

“Dottoressa… io tengo famiglia… ce lo dica lei alla direzione che non possono lasciarmi a casa”

Me lo ricordo vivido come se fosse oggi.

Sento ancora nel naso l’odore di gomma bruciata e di vernice.

Avevamo appena saputo che una grossa azienda del settore Truck (quelli che fanno quei grossi camion che vedi in autostrada, per intenderci), aveva fatto un certo giochino non proprio pulito sulle prevendite dei mezzi.

Il giochino però era andato a finire male e quindi aveva innescato un effetto tipo bolla dei mutui subprime americani.

Ero giovane, ingenua e non avevo la benché minima idea di quello che stava capitando. Mai avrei pensato in allora che ero all’inizio di quella che sarebbe stata una rivoluzione per la mia vita e per quella di milioni di persone negli anni a venire.

Sapevo solo che quelle parole sussurrate in silenzio, nei reparti di produzione diventati improvvisamente vuoti e immobili, mi raggelavano il sangue.

La cosa più terribile era che non riuscivo a trovare nessuna risposta certa da nessuna parte.

Solo molto più tardi avrei capito che il tempo delle antiche e pacificanti certezze era finito per sempre.

Per molti ma non per tutti

La mia è una storia a lieto fine. Molto a lieto fine.

Non solo ho di nuovo un lavoro.

Ma già che c’ero mi sono ingegnata per ricostruirmene uno che anche mi piacesse e mi realizzasse.

Anzi, strada facendo ho scoperto e studiato una enorme quantità di strumenti e informazioni di cui NESSUNO mai mi aveva parlato durante i miei pur pesantissimi anni di università.

E con quelle informazioni e strumenti ho sperimentato così tanto da aver creato un sistema che

  • mi permette di ricevere proposte di lavoro e collaborazione
  • senza nemmeno mai dover mandare un curriculum o fare attività di vendita – per la quale sono sempre stata negata, almeno come per il fare battute divertenti.

Negli anni tante persone mi hanno chiesto come fosse possibile che, nonostante la crisi, io stessi riuscendo a lavorare con continuità e crescente soddisfazione, oltre che in un modo tale da permettermi di crescere mia figlia con i miei tempi e modi da mamma “ad alto attaccamento”.

A queste persone ho raccontato e spiegato i miei strumenti e le mie strategie.

Alcuni di loro hanno avuti risultati straordinari.

Alcuni però, non tutti.

Non quelli che volevano che lo Stato, il governo o qualche santo dal paradiso gli risolvesse il problema.

Per quelli non c’è speranza.

E perché?” ti starai chiedendo.

E’ presto detto.

Se il problema del nuovo mercato del lavoro fosse risolvibile dalle Istituzioni sarebbe ormai ampiamente risolto.

Se andare ai Centri per l’impiego o ascoltare qualche seminario paroloso tenuto dal vicesindaco del tuo Paese in compagnia di un paio di neolaureati in scienze psicologiche e sociali, fosse vagamente utile, il problema non esisterebbe.

Le persone lavorerebbero tutte, il mercato del lavoro sarebbe dinamico e tu saresti felice e sereno rispetto alle possibilità per il tuo lavoro.

No aspetta Erica, il problema vero è che non c’è lavoro abbastanza per tutti. Anche la televisione lo dice… ci sono i robot, ci ruberanno il lavoro, ci sono gli immigrati e non ci sono abbastanza aziende per tutti…”

Ok allora guarda, ti dico una cosa molto francamente:

mai come in questi ultimi mesi sono stata in difficoltà a trovare persone a cui delegare parte della mia attività e a trovare lavoratori “seri” per aziende della zona in cui opero (che non è centro Milano ma un buco della bassa pianura padana).

Le due lezioni fondamentali che ho imparato perdendo il lavoro

Mai come oggi ci sono opportunità di lavoro (VERE) che non riescono ad essere soddisfatte o raccolte dai lavoratori per due diversi e fondamentali motivi:

  1. Non puoi trovare quello che non sai che esiste.

La maggior parte delle persone NON ha veramente idea di quante e quali professioni ci sono oggi.

Tutti continuano a proporsi per le solite venti professioni conosciute (avvocato, geometra, ingegnere, barista, estetista, calciatore o velina e poco più).

Ma là fuori c’è un universo inesplorato di opportunità lavorative che invocano di essere raccolte!

  1. Non puoi aspettarti di trovare lavoro solo perché ne hai bisogno.

Non funziona più così. Saper stare sul mercato del lavoro oggi è una scienza vera e propria. Una cosa che devi studiare.

E non basta sapere come scrivere un Curriculum Vitae (e già qui non hai idea di quanti Orrori vedo ogni giorno, spero che tu non sia fra questi!).

Bisogna sapere tutta un’altra serie di cose e informazioni fondamentali sul come proporti, sul come comunicare e sul come LAVORARE.

(Sì, hai capito bene, non basta presentarti al lavoro e scaldare la sedia “alla meglio”.
La competizione là fuori è veramente feroce, vince solo chi è capace di fare la differenza per il mercato. Altrimenti, avanti un altro
.)

Quindi a questo punto hai due possibilità davanti:

  • Continui a rimanere nella situazione in cui sei, sperando che qualcuno si faccia carico di trovarti un lavoro, di darti più lavoro, di farti guadagnare di più, di darti più tempo per stare coi tuoi figli o di qualunque altro bisogno lavorativo tu abbia in questo momento
  • Capisci che prendere il comando della tua vita lavorativa e dirigerla nella direzione di quello che più desideri e meriti è l’unica cosa sensata da fare

Ok, bello in teoria, ci sto. Ma in pratica, per fare questo come faccio?

Guarda, è presto detto. Siccome tempo fa ero arrivata a ricevere una marea di richieste di aiuto da amici di amici, amici di parenti, parenti di amici, amici di parenti di amici e via dicendo…

Ho creato un corso GRATUITO che puoi scaricarti autonomamente e seguire con i tuoi tempi, anche se oggi sei super impegnato e già lavori, ma vorresti avere qualcosa di più e di meglio per te e per il tuo lavoro.

E’ gratuito per un motivo semplicissimo: sono informazioni di base che NON puoi non avere. Chiunque oggi dovrebbe averle. Sono informazioni così fondamentali che dovrebbero essere inserite in qualunque percorso scolastico a partire dalle scuole medie.

Siccome però nessuno ti dice queste cose e siccome per me che sono un ingegnere e di professione per anni ormai ho fatto il webmaster (uno di quei cosi che costruiscono siti, giusto per capirci!), mettere su un percorso formativo online è piuttosto facile.

Quindi ci ho lavorato sopra durante una delle scorse vacanze in Sardegna, ho fatto il lavoro una volta e lo posso rendere disponibile gratuitamente, senza per questo andare in malora 🙂

2 commenti

  1. Marco Verdinelli

    3 mesi fa  

    Il tuo corso gratuito l’ho già seguito. Consigliatissimo+++++
    Però, dì la verità…
    Fare l’ingegnere elettronico ti è servito.
    Se no chi te la dava tanta capacità di resistenza…?


    • Erica Zuanon

      2 mesi fa  

      😀 Grazie Marco!


Commento

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  • Non è vero, come vogliono farci credere ormai da anni che “le cose sono cambiate perché c’è la crisi”.
  • La crisi è solo la coda di un problema molto più grande, un enorme pitone pronto ad inghiottire chiunque non si adegui alla nuova situazione del mercato del lavoro.
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