Come faccio a riconoscere se è il lavoro giusto per me?

Sei ad un bivio. Magari hai annusato l’odore di cassa integrazione. O magari, peggio, ci sei finito dritto dentro senza neanche avere il tempo di capire cosa stava succedendo.

Oppure ti ritrovi a 35, 45 o 55 anni che ti guardi allo specchio e ti vedi così spento, così stressato, così insoddisfatto da chiederti chi mai te l’abbia fatto fare di prendere la strada che hai preso fin qui.

E allora ti sfreccia un’idea attraverso al cervello… “E se cambiassi? Se provassi a cambiare completamente vita, lavoro, tutto?”

Un’idea che seppellisci praticamente subito perchè, neanche il tempo di finire di pensarla, che arrivano come un tornado tutti i: “Ma sei cretino? Di questi tempi? Oggi già tanto averlo un lavoro, cosa ti metti in testa?”

Poi ci sono gli studenti, da poco usciti dall’università che ben presto si accorgono che fra le tante cose che non ti insegnano a scuola, c’è quella di imparare a trovare lavoro.

Per tutti una delle domande più grandi è: ma COME FACCIO A TROVARE IL LAVORO GIUSTO PER ME?
Sempre ammesso che ne esista uno, ovviamente.

La realtà è che questa domanda parte da un presupposto sbagliato. O meglio, più che sbagliato in assoluto, è sbagliato perchè non è più vero oggi.

Lo era forse un tempo, ma non lo è assolutamente più oggi.

Un tempo poteva aver senso pensare in termini di “lavoro giusto” come quella professione che più si avvicinava alle tue caratteristiche personali.
John Holland ad esempio, uno dei padri “fondatori” dei principi su cui si basano i tradizionali percorsi di orientamento (ahimè tuttora!) considerava che esistessero 6 macro categorie di individui e che, a seconda di queste macro categorie di appartenenza, si poteva “facilmente” individuare il lavoro giusto per la singola persona.

Ad esempio chi rientrava nell’ambito “sociale” era una persona adatta all’insegnamento, a lavori di “aiuto” vari, al customer service.

Qual è il problema di questo modo di guardare la realtà?

E’ presto detto.
60 anni fa, ai tempi di Holland, esisteva un numero finito e limitato di lavori. Perciò la probabilità di riuscire ad allineare le caratteristiche personali con un tipo di professione erano molto alte.
E soprattutto, se avevi delle buone credenziali scolastiche, essendo il mercato del lavoro in espansione, la probabilità di trovare un posto in quel settore era tendenzialmente a tuo favore.

Oggi invece:

  1. l’80% delle professioni NON ESISTEVANO 50 anni fa e, peggio che mai, le persone NON SANNO CHE ESISTONO.
  2. il mercato del lavoro è in contrazione – si creano meno posti di quanti ne servirebbero – e poichè le persone (non sapendo che i lavori sarebbero molti di più) continuano a competere per la solita manciata di professioni, affrontano una competizione selvaggia, da cui pochi eletti riescono a salvarsi.

Come si fa ad uscire dunque da questo circolo vizioso?

  1. Smetti di pensare al “lavoro giusto” come alla “professione perfetta per te”. Hai l’80% di probabilità che il tuo “lavoro giusto” sia qualcosa che tu NEMMENO CONOSCI! Per forza che non riesci ad immaginarlo. Con ogni probabilità non sai nemmeno che esiste o, addirittura, non è ancora stato creato (e potresti essere tu il primo a crearlo…)
  2. Smetti di pensare a trovare o cambiare lavoro. Questo è un modo di pensare vecchio e superato. Quello su cui devi imparare a focalizzarti è COSTRUIRE LA TUA CARRIERA, costruire la tua personale “nave del valore” con cui salpare sereno e sicuro verso il mare del lavoro, con la certezza che hai imparato a navigare così bene che nessuna tempesta potrà mai fermarti (come ad esempio questo ragazzo australiano multiplo dog sitter o la ragazza americana che si è inventata una ricca professione da “coccolatrice”)

Come vedi le soluzioni sono decisamente non convenzionali e di quelle che non senti in giro.

Personalmente trovo utili quanto spazzolarsi i capelli nel golfo di Trieste mentre soffia la bora, tutti quei siti e personaggi che ti propongono di insegnarti “il curriculum perfetto per trovare lavoro” o la strategia per “trovare il lavoro perfetto per te”.

Se non cambi paradigma, se non cambi i presupposti da cui parti, non potrai che continuare a schiantarti contro l’insuccesso di una vita lavorativa che è insoddisfacente e deprimente.

Considerato che di vita ne hai una sola e che al lavoro ci passi almeno un terzo del tuo tempo (stima al ribasso se consideriamo tutto lo stress che ti porti a casa o il tempo che passi in coda in tangenziale!) io credo che dovresti darti una possibilità.

La possibilità di stare ad ascoltare chi, come me, ha capito come diventare un professionista stimato, soddisfatto e realizzato, anche se parti da una laurea sbagliata o se non ricordi nemmeno più quali erano i tuoi grandi sogni e passioni.

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