La lezione che dovresti imparare da Hollywood per sopravvivere nel futuro mondo del lavoro

Ieri sera ero particolarmente spossata. Dopo aver passato la giornata in uno dei più chiassosi fra i miei “uffici alternativi” ovvero a fianco di una piscina invasa da nanetti sotto il metro e 20, fra cui ovviamente mia figlia era nella top 5 degli scatenati, sono arrivata a casa e sono stata colta da un crollo fisico micidiale, per cui alle 19.25 russavo pesantemente sul divano con i cartoni di mia figlia come sottofondo.

Normalmente cerco di evitare questi pericolosissimi “pisoli” fuori orario, perchè altrimenti poi mi ritrovo sveglia e arzilla come un grillo alle 3 del mattino.

E infatti stanotte poi, alle 3.15 ero di nuovo sul divano ma, questa volta con gli occhi aperti e una strana voglia di… nutella.

Onde evitare di mandare all’aria tutto il mio impegno nutrizionale e, soprattutto, cercando di disciplinarmi per non attaccarmi al pc e rischiare di fare mattina e sballare definitivamente il ritmo sonno-veglia.

Allora ho fatto una cosa che, normalmente mi serve come sonnifero abbastanza bene: ho acceso la TV.

Solo che il destino doveva avere altri progetti da parte per me perchè sono inciampata in un documentario su Hollywood che ho trovato a dir poco profetico ed illuminante per te che mi segui e, dunque, sei una di quelle persone che hanno deciso di non voler soccombere alla rivoluzione in atto sul mercato del lavoro ma vuoi imparare come fare la parte del leone, anzichè quella dell’agnello sacrificale, che la società e i media vorrebbero continuare a farti recitare.

Perciò ho drizzato bene le antenne e mi sono guardata con grandissima attenzione la storia di un tale Davidson, un americano che era stato coinvolto nella produzione di un certo film ad Hollywood perchè riguardava alcuni eventi finanziari su cui lui aveva scritto.

Perciò in pratica lo avevano chiamato come “esperto tecnico”, per fargli delle domande sulle varie scene che dovevano girare.

Innanzitutto era particolarmente sconcertante vedere come, al primo giorno di registrazione di un film, ben prima dell’alba, più di 150 persone stessero armeggiando con precisione, come un’orchestra perfettamente allenata ad andare insieme, preparando il set.

Non intendendomi ovviamente di set cinematografici sul subito ho pensato che evidentemente si trattava di una squadra consolidata e affiatata che lavorava insieme da tempo e per cui non avevano bisogno di ordini e indicazioni precise.

Ma poi, man mano che il documentario procedeva, ho capito che invece quelle 150 e passa persone NON SI ERANO MAI VISTE e, con ogni probabilità – salvo qualche innamoramento nato come un fuoco travolgente sul set – non si sarebbero mai più riviste.

Al che tu ti starai chiedendo: “Embè? Che c’è di strano?”

Te lo dico subito.

Prova a pensare a tutte le volte in cui, nella tua vita, ti sei trovato a dover incominciare un lavoro nuovo. Quanto eri spaesato?

Quanto ti sei sentito confuso e in mancanza di indicazioni precise sul da farsi?

E per molte persone questa sensazione di vaghezza e confusione sul da farsi di ogni giorno, resta ben più a lungo dei primi giorni di lavoro: uffici disordinati, indicazioni imprecise, lamentele e proteste sindacali rendono spessissimo la situazione del proprio posto di lavoro un piccolo inferno.

Il Modello Lavorativo “Hollywood”

A parte i tempi dell’adolescenza in cui mi venivano gli occhi a forma di cuore a guardare romanticosi e mielensi film d’amore, negli ultimi dieci anni abbondanti la mia frequentazione con la televisione e i cinema si è ridotta praticamente a zero. Tendenzialmente, salvo qualche rarissimo capolavoro che mie sorelle finiscono per trascinarmi a forza a vedere, non guardo film perchè sostanzialmente li trovo una perdita di tempo terribile.

Ma devo dire che, dopo ieri sera, ricomincerò a guardare qualche film solo per ripensare alla magia del “Modello Hollywood” che ci sta dietro.

Si tratta di un vero e proprio modello di lavoro ormai codificato di cui, appunto, si parlava e spiegava nel documentario di stanotte. Spiegavano che, per ogni nuovo film o produzione:

  1. Si identifica il progetto
  2. Si mette insieme un team
  3. Il team lavora insieme solo per il tempo strettamente necessario al completamento del progetto
  4. Il team viene sciolto, arrivederci e grazie.

Prova a pensare per un attimo quanto può essere sconcertante – e destabilizzante – questo modo di pensare per chi, come noi, cresce abituato all’idea che deve studiare per imparare un mestiere che ripeterà, sostanzialmente uguale a se stesso, ogni santo giorno della propria vita lavorativa…

Noi cresciamo con l’idea che, ad esempio, se faremo l’ingegnere, da grandi passeremo tutto il tempo davanti al tavolo da disegno a fare progetti e costruire case.

Se uno fa il professore passerà tutta la vita a scrivere sul registro, ripetere la lezione, fare interrogazioni, preparare le pagelle.

Se uno fa l’avvocato passerà tutta la vita a scrivere memorie e discutere sentenze in tribunale.

Se uno fa il gelatiere passerà tutta la vita a mescolare latte, zucchero e polverine colorate per la gioia di grandi e piccini (ok, questa è uscita veramente troppo sdolcinata, ma io ADORO IL GELATO!!!!!!!!)

Ok, ma a me cosa me ne dovrebbe importare?

Tutto e niente.

Dipende dal tipo di vita lavorativa e professionale vuoi fare da qui a quando passi a miglior vita. (No, la pensione non ce l’avrai. E se l’avrai non sarà sufficiente. Spiace ricordatelo così brutalmente, ma se ti informi un attimo in giro scopri molto rapidamente che è così).

  • se vuoi continuare a credere nelle favole e pensare che il mondo è buono, facendo la parte dell’agnello sacrificale in mezzo alla giungla infestata di leoni, ignora questo articolo e torna a pascolare felice nel tuo praticello fatto di carte da firmare, ordini da eseguire e curriculum da spedire (perchè, se ancora non l’hai capito, in questa parte dell’agnello ti devi preparare a spedire tanti curriculum, visto che il mio Sistema non è fatto per te e, soprattutto, il mercato è pieno di agnelli, perciò ne trova sempre più e sempre prima a costo più basso di te e di carne più giovane)
  • se invece sei un guerriero e vuoi allenarti per diventare a tua volta un predatore rispettato, di quelli che dettano le regole sul mercato del lavoro anzichè subirle, allora ti spiego subito cosa ti dovrebbe importare – e molto! – di tutta la faccenda di Hollywood che ti ho raccontato fin qui.

Devi sapere che il Modello Lavorativo Hollywood negli ultimi anni sta venendo adottato, sempre più e sempre più diffusamente, dalle aziende “Giver”, quelle che hanno cioè capito che è necessario essere duttili e snelle sul mercato per sopravvivere.

Queste aziende, spesso, attraversano una fase di ristrettezze, in cui dismettono pezzi delle loro linee, riducono il personale, diventano in altre parole “Snelle” (non è uno scherzo, è la traduzione del concetto di “Lean” a cui queste aziende fanno sempre più riferimento).

Passata la fase di ristrutturazione, che è come una specie di cambio pelle, queste aziende rinascono a nuova vita e con totalmente nuove esigenze.

Prima fra tutte quella di lavorare secondo il modello Hollywood: progetti che nascono, crescono, fruttificano e chiudono, in cicli piuttosto veloci.

Ora, mettiamo insieme i pezzi: se tu sei un lavoratore di quelli che senza una “Job Description” non vivono, se sei un autonomo che pretende di vendere il suo stesso servizio di sempre senza nessuna disponibilità a guardare le VERE esigenze del mercato… quanto pensi di sopravvivere sul mercato?

Te lo dico io: poco, molto poco.

Se invece sei un I.n.s.o.s.t.i.t.u.i.b.i.l.E.E., una di quei Puma agili e veloci che il mio Sistema addestra a diventare, in grado di:

  1. Guardare al mercato in modo agile e creativo, alla ricerca dei problemi che hai imparato a stanare meglio di un cane da tartufo
  2. Affrontare il mercato in modo efficace ed efficiente, garantendo a chi ti paga un servizio impeccabile e confezionato al punto da essere tu ritenuto una merce rara per cui sono disposti a pagare qualsiasi cifra o accordarti qualsiasi condizione di lavoro tu chieda

penso tu mi possa credere facilmente se ti dico che non hai più il problema di sopravvivere sul mercato. Vivi e vivi dettando le tue regole.

Mi spiace dirti che non ci sono posti in giro in cui ti insegnino a diventare un I.n.s.o.s.t.i.t.u.i.b.i.l.E.E.

Ma ti posso assicurare che, anche se non hanno bene idea di cosa sia, quando le aziende ne annusano uno, gli fanno ponti d’oro.

Per questo ho scritto un report gratuito che ti spiega esattamente tutto quello che devi sapere, fare ed essere per diventare un I.n.s.o.s.t.i.t.u.i.b.i.l.E.E., conquistare il tuo posto da conquistatore sul mercato del lavoro e smettere di soffrire.

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