Un altro lavoro è possibile

Sono sempre stata convinta che buttare via più di un terzo della propria vita facendo qualcosa che non ci esprime e non ci realizza sia un vero e proprio delitto, ancora più che un dispiacere personale.
Un altro lavoro è possibile
A me quest’idea faceva venire i brividi fin da piccola.
Mi rifiutavo categoricamente di pensare che la mia esistenza dovesse essere solo un lungo elenco di doveri per guadagnarmi da vivere per poi, forse, arrivare vecchia e rincoglionita all’età della pensione, piena di acciacchi e dolori a “godermi finalmente la vita”.

In giro sembravano però tutti convinti che le cose dovessero per forza andare così, perciò avevo finito per credere che il mio problema fosse solo un effetto collaterale di quel grave errore di gioventù che avevo commesso scegliendo l’università sbagliata.

All’inizio perciò la mia era stata solo una lunga lotta solitaria. Anche se notavo che c’erano sempre tante persone professionalmente insoddisfatte nei corsi di formazione personale che frequentavo, credevo che la cosa fosse solo un’ovvia conseguenza della nostra comune scelta: avevamo pescato la carta professionale sbagliata perciò giravamo quasi ossessivamente, insoddisfatti e rabbiosi, alla ricerca di un nuovo percorso che in fondo non credevamo potesse esistere davvero anche per noi.

Dopo l’arrivo della crisi però, il numero di persone professionalmente insoddisfatte che mi capitava di incontrare sembrò avere un’impennata pazzesca.

La crisi ovviamente non aveva risparmiato nemmeno me ma, mentre cercavo di reagire – spesso anche piuttosto scompostamente e all’oscuro di una quantità di dati che mai mi sarei aspettata nemmeno esistessero –, dopo parecchi sofferti tentativi ero riuscita a trovare una quadra al problema e potevo dirmi finalmente soddisfatta professionalmente e personalmente.

Anzi, nonostante la crisi, ero persino riuscita a conquistare quello che per le mie esigenze era senza dubbio il “lavoro ottimale”.

Non altrettanto invece sembrava succedere nel mondo attorno a me: molti dei miei conoscenti, amici e “compagni di sventura” di un tempo, sempre più spesso, finivano per venire a chiedermi consiglio.

Così, più passava il tempo senza che di questa crisi se ne vedesse – né del resto se ne veda tuttora – la fine, più mi accorgevo di quanto la soluzione che nel frattempo ero riuscita a trovare per me stessa fosse in realtà anche la soluzione mancante per un problema, quello dell’insoddisfazione professionale, troppo spesso sottovalutato dalle persone e del tutto trascurato nel panorama formativo attuale.

Dopo l’apparire della crisi, passata l’emergenza mia personale, ho cominciato a mettere a fuoco sempre meglio la questione: se una volta chi voleva un lavoro diverso, più remunerativo, più soddisfacente, era poco più che un caso raro, dopo il 2009 l’esercito dei lavoratori insoddisfatti (o appiedati dalla crisi e incapaci di riconquistare un nuovo e soddisfacente posto nel mondo del lavoro) non poteva che finire per diventare la nuova “normalità” ed era destinato a crescere inesorabilmente.

Mi ci è voluto altro tempo – e parecchi studi approfonditi – per arrivare invece a capire che non si sarebbe trattata di una situazione temporanea oltre al fatto che gli strumenti tradizionali con cui viene affrontata la questione della ricerca del lavoro sono assolutamente inefficaci.

Quello che ancora oggi ti dicono di fare se hai problemi con il lavoro (purtroppo) rientra sostanzialmente in una di queste due possibilità:

  1. Se hai un lavoro ti dicono di portare pazienza che tanto c’è la crisi, va già bene che un lavoro tu ce l’abbia.
  2. Se un lavoro non ce l’hai ti dicono di mandare Curriculum in giro più che puoi e poi sederti ad aspettare.

Ognuna delle due è efficace quanto succhiare un bottone di madreperla.

Eppure si tratta di convinzioni così radicate nel nostro sistema da essere diventate per molti la normalità. Con il risultato che le persone si rinchiudono in un immobilismo spaventato, accettando cose che un tempo non avrebbero mai accettato.

Ho impiegato diversi anni per venire a capo della faccenda, ma oggi so con certezza che un altro Lavoro è possibile, un altro stile lavorativo, un altro modo di accedere al mercato del lavoro che rende la nostra vita degna di essere vissuta. 

Con l’avvento della crisi, l’insoddisfazione non è più un gene disfunzionale per pochi sfortunati ma un virus inarrestabile destinato a colpire masse sempre più grandi di persone.

Non è fatalismo cosmico ma semplice analisi dei fatti. Fatti che purtroppo quasi nessuno dice per come sono veramente ma che, quei pochi che hanno il coraggio di affrontare, definiscono la “quarta rivoluzione industriale” ovvero un mix di fattori che si è combinato assieme in un modo inaspettato.

Se anche tu vuoi cominciare ad occuparti seriamente del tuo futuro, scarica il report gratuito che trovi a questo link e fai le tue analisi. Alla fine potrai anche decidere di archiviare il tutto e tornare alla tua vita di sempre, ma se sarò riuscita anche solo per poco a farti venire dei dubbi sul futuro che ci aspetta, i miei sforzi saranno valsi la pena.

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  • Non è vero, come vogliono farci credere ormai da anni che “le cose sono cambiate perché c’è la crisi”.
  • La crisi è solo la coda di un problema molto più grande, un enorme pitone pronto ad inghiottire chiunque non si adegui alla nuova situazione del mercato del lavoro.

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