Rimbalzare sulle avversità

Si chiama Resilienza, un termine “rubato” alle scienze ingegneristiche sulla resistenza dei metalli, e significa “capacità di sostenere le avversità senza soccombere”.

In realtà esistono diverse definizioni, ma il concetto, in parole povere è questo: saper rimbalzare sulle avversità.

Hai presente quelle palle rimbalzose con cui giocavamo da piccoli? Ecco, quello. Solo che al posto della palla c’è la tua resilienza e al posto del pavimento su cui allegramente giochi c’è la vita con le sue dure – e non sempre giuste – leggi.

Quanti si trovano, oggi più che mai, a fare i conti con brutte sorprese inaspettate?
Dalla cassa integrazione, all’azienda che chiude, al licenziamento improvviso, ad una separazione non voluta, sempre più spesso ci troviamo a vederci cadere il cielo in testa!

Ecco come fanno le persone che hanno affrontato le più dure prove nella vita a trovare la forza di guardare avanti e come puoi imparare anche tu a sviluppare il tuo muscolo della resilienza.

Non importa qual è la sfida o il problema che stai affrontando a casa o nel lavoro, dopo aver letto questo post varrà la pena chiederti “Ma cosa farebbe Howie Truong al posto mio?”
Ma facciamo un passo indietro.

Nel 1977 mentre cercava di fuggire dal Vietnam straziato dalla guerra insieme alla moglie, al figlio e a diverse altre persone, la motonave su cui stavano fuggendo fu catturata dai pirati.

I pirati obbligarono tutti a salire sulla loro nave. Se con gli adulti furono bruschi, con il bambino furono anche peggio e cercarono di comprarlo. Non riuscendo a convincere il padre, dopo alcuni giorni decisero di disfarsi di Howie e lo buttarono in mare. Truong era quasi annegato quando fu miracolosamente salvato da un pescatore.

Settimane dopo, in Thailandia, venne a sapere che il corpo di sua moglie era stato ritrovato senza vita al largo; quanto al figlio, trascorse i successivi 34 anni a chiedersi cosa diavolo mai gli fosse successo.

Come è mai possibile sopravvive ad un dolore ingiusto come quello che ha dovuto subire Truong?

Con quale forza trovata dove, poté mai Truong riuscire a trasferirsi in America, diventare un esperto lavoratore di metalli, riposarsi, crescere alti 4 figli e persino alla fine ritrovare il suo primogenito disperso 34 anni prima?

Truong, un bell’uomo di 54 anni dai capelli neri, mitiga le rughe in un largo sorriso mentre nel suo soggiorno nel WestHenrietta, un quartiere di New York, continua a raccontare la sua storia.
“Come ho fatto? Beh, mi sono detto, ‘continua ad a dare, vai avanti. La vita deve andare avanti'”.
Poi continua: “Certo, ora questa è una versione molto semplificata. Non è sempre stato facile. Più di una volta ho cercato di affogare il dolore dentro l’alcool. Più di una volta ho pensato di farmi fuori anche io. Ma ci sono alcune cose che mi hanno aiutato a non finire del tutto nel baratro”.

Resilienti si nasce o si diventa?

Ok, penserai, questa è una storia estrema, evidentemente questo Truong era un vietnamita dalla pelle piuttosto dura. Ci sono tante storie di persone toste che hanno superato la morte di qualcuno, hanno superato le atrocità della guerra e comunque hanno continuato a vivere.

In effetti questo è il luogo comune più diffuso al riguardo della resilienza, come di molte altre doti umane. C’è la diffusa convinzione che doti come questa facciano parte del corredo genetico di un individuo. Uno ha gli occhi blu, l’altro i capelli rossi e l’altro ancora ha una resilienza fuori dal comune. Vero?

Falso.
Una resilienza come questa si può imparare, dicono gli esperti.

“La Resilienza è un fattore fondamentale nel nostro mondo cosi incerto” dice lo psicologo di Harvard Robert Brooks, autore di The Power of Resilience: achieving Balance, Confidence, And personal strenght in your Life.

È una caratteristica che vale la pena alimentare e nutrire quando tutto va bene, dice il Dr. Brooks, così sarai preparato meglio per un eventuale crisi, se e quando dovesse succedere.

Ma se i tempi duri hanno già bussato alla tua porta, non è troppo tardi prima imparare a rimbalzare.

“Ci sono alcuni atteggiamenti e abilità che possiamo sviluppare”, dice il dottor Brooks, “tali che, a prescindere dalla difficoltà di quello che dobbiamo affrontare, siamo comunque in grado di fronteggiarla”

E chi meglio di Truong e tutte quelle persone che hanno affrontato le peggiori avversità della vita potrebbe aiutarci a capire come fare?

La prima reazione non conta

Quando arriva “la botta”, il fatto di sentirsi schiacciati è quanto di più normale ci sia.
Inerzia, autocommiserazione, alimentazione compulsiva: sono tutte reazioni più che normali, dicono gli esperti, niente di cui tu debba rimproverare. In altre parole, se ti ritrovi a non riuscire nemmeno ad alzarti dal divano o ad aggredire il frigorifero in preda alla disperazione, va tutto bene.

“Penso al dolore come un qualcosa che si smorza e defluire via poco alla volta, più che una fase a se stante che finisce bruscamente” dice Karen Reich, dottoressa, codirettrice del Penn Resilience Project dell’universita della Pennsylvania, che allena i soldati e persone in particolari difficoltà a gestire lo stress.

“Più tempo passa dopo una grande perdita -che si tratti del lavoro, un persona cara, una casa, non importa-, più ti sentirai capace di affrontarla”, dice la Reivich. “I cattivi periodi si accorciano e quelli buoni si allungano.

Il segreto sta nel mettere a frutto i momenti buoni. Qualunque passo positivo tu riesca a compiere dopo un grosso lutto o perdita, può ridurre significativamente il senso di ansia e permetterti di continuare ad andare avanti.
“Una delle caratteristiche fondamentali delle persone resilienti, secondo quanto evidenziato dalla ricerca, è il fatto che tendono spontaneamente a focalizzarsi su quello in cui ancora hanno comunque controllo”, dice il Dr. Brooks.

Non servono grandi cose, basta semplicemente il passare dall’ingurgitare quel capita al disciplinarti a cucinare qualcosa di salutare e buono, per fare la differenza. Oppure fare una passeggiata, suonare uno strumento o scrivere un piano step-by-step per uscire dalla situazione in cui ti trovi.

Accettazione e adattamento

Un’altra chiave fondamentale per uscire dall’autocommiserazione, dicono gli esperti, è il desiderio di reinventare se stessi.
Anna Hovind ha imparato bene questa lezione sei anni fa, quando è stata improvvisamente licenziata dalla posizione di manager nell’azienda in cui aveva lavorato negli ultimi 20 anni.
La fine del suo matrimonio, durato più di 25 anni, le ha poi assestato il colpo finale.

“Prima di venire licenziata” dice Anna, “ero totalmente identificata nel mio ruolo di manager. Quando dicevo dove lavoravo e in che posizione vedevo gli occhi delle persone strabuzzare di invidia. E all’improvviso tutto questo non c’era più. Non era solo una questione di perdita economica, era proprio l’intero senso di me che era andato in pezzi”.

Anna però non si è arresa. Ha cercato di adattarsi al nuovo mondo e alla nuova realtà familiare con tutta la sua determinazione. E ci è riuscita. “Non sono più dispiaciuta per quello che ho perso, ma prima ho dovuto ricostruirmi una nuova – molto più interessante – identità”.

Certo, non è facile, ma è possibile.

L’ultima lezione di Truong

Già. Il coraggioso Truong da cui tutto è iniziato… che fine ha fatto? E, soprattutto, ha davvero poi scoperto cosa è successo a suo figlio?

La risposta…

Beh, la risposta si vede negli occhi di quel giovane trentenne thailandese seduto al suo fianco che guarda con occhi pieni di amore e di stupore il maturo signore a fianco a sè.
Samart Khumkhaw – così il nome datogli dall’ignara famiglia adottiva thailandese a cui i pirati avevano venduto il primogenito di Truong – oggi è al suo primo viaggio negli Stati Uniti, dopo essere stato rocambolescamente trovato dal padre che, a distanza di 34 anni, non aveva smesso di trovarlo.

Durante un viaggio con la nuova famiglia americana, Truong si era spinto fino in Thailandia, sulle tracce di informazioni strappate qua e là nella sua trentennale ricerca.

Il fatto che nel caso di Truong e Samart la ricerca si sia potuta concludere con un sospirato e incredibile abbraccio, aggiunge se possibile ancora più luce sulla forza e tenacia di quell’uomo che, nonostante tutte le avversità della vita ha sempre tenuto forte e saldo nel suo cuore il Sogno di rivedere un giorno il proprio figlio disperso.

E questa, in ultima analisi dicono gli esperti, è forse la componente più importante da sviluppare per migliorare il proprio muscolo della resilienza: la PERSISTENZA, la tenacia, la cieca determinazione a non mollare se non quando avrai raggiunto il risultato o risollevato le tue sorti!

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