Tranquillamente spaventata. Come uscire dalla crisi del Lavoro senza passare per il Prozac

Negli ultimi anni mi sono spaventata – gravemente, non tranquillamente – parecchie volte.

Come quando nel 2009 ho capito che quella cosa chiamata “CRISI” era troppo più grossa di me e che non sarebbe passata in fretta. Come quando ho visto chiudere interi stabilimenti nell’area torinese in cui lavoravo e vivevo allora, alla velocità con cui uno scoiattolo si mangia le noccioline.

Spaventata come quando ho capito che l’ondata di “network innovativi” su cui svariate migliaia di persone avevano riversato la loro speranza di trovare un modo per arrivare a fine mese, guadagnando qualche spicciolo online, era solo una truffa che li aveva invece portati a perdere più di quel che avevano speso per iniziare quelle folli avventure.

Arrivava la botta, cadevo, imprecavo e poi con forza di nervi cercavo di reagire, in qualche modo porre rimedio. A volte ce l’ho fatta (come con il mio lavoro),altre volte era impossibile (come con i “network innovativi”). In ogni caso, per lo sforzo sono arrivata ad un passo dal dover essere curata farmacologicamente per un brutto esaurimento.

Invece, per il rotto della cuffia, mi tenni solo la prescrizione dei farmaci ma non la portai mai in farmacia.
E così , dopo un corso di Reiki sostitutivo del Prozac, ho imparato la lezione con cui oggi riesco ad essere solo tranquillamente spaventata.

Ovvero. Mi spavento, ma sono serena. Mi spavento, ma so che va bene così. Mi spavento, ma so che alla fine ce la farò.

Come anche tu puoi liberarti dall’ansia della disoccupazione, senza rinunciare alle tue passioni

Tutto questo succede perchè, dopo anni passati a tentare di modificare le circostanze esterne, per far sì che tutto fosse “al suo posto”, “sicuro”, “in ordine”, oggi so che è del tutto inutile fare questo sforzo e ho imparato a non investire più le mie energie “là fuori”.

Grazie a questa lezione ho smesso di preoccuparmi del fatto che le aziende per cui lavoro o con cui collaboro possano fallire o delocalizzare o anche solo semplicemente lasciarmi a casa dalla sera alla mattina.

Ho smesso di preoccuparmene perchè è del tutto inutile: anche sperando-forte-forte non posso incidere sulla politica finanziaria delle aziende per cui lavoro o sulle loro scelte economiche. 

Sarebbe bello, ma non funziona.

Non funziona cercare di incidere fuori da noi, dove non abbiamo nessuna influenza.

Ma non funziona neanche il Reiki da solo, intendiamoci.

Voglio dire che, se dopo aver preferito il Reiki al Prozac mi fossi limitata a mandare tanto amore all’universo e nulla più, oggi non sarei qui. Non sarei una professionista stimata, richiesta e realizzata.

E non avrei nulla da trasmetterti.

Per fortuna invece, dopo quei giorni di Reiki, mi sono presa una vacanza da tutto e tutti. E ho fatto quadrato attorno ai miei successi e ai miei fallimenti.

Circondata da diverse decine di fogli multicolori sul pavimento ho schematizzato, spremuto, ritagliato, masticato, digerito e ruminato per giorni chiedendomi: a prescindere dal senso di preoccupante disperazione che continuo a coltivare, com’è che io comunque continuo a lavorare e a ricevere richieste di consulenza, anche se c’è la crisi?

Cosa sto facendo di diverso che mi permette di essere comunque cercata, richiesta e soprattutto… pagata?

Che poi nel mio cervello ci fosse il tarlo che dicesse “Oddio! e se crolla tutto di nuovo? Se questi che mi pagano, finiscono gambe all’aria anche loro? Che ne sarà di me?!” era tutta un’altra storia.

La realtà sotto gli occhi di tutti era ben diversa: non avevo mai smesso di lavorare un minuto, nonostante la crisi, nonostante le chiusure, nonostante la recessione. Anzi, avevo spesso più lavoro di quanto riuscissi materialmente a seguirne.

Una delle mie sorelle, quella a cui devo molti dei momenti a-ha di autoconsapevolezza professionale in questi ultimi anni, un giorno mi ha apostrofato abbastanza indispettita: “Ma di cosa ti preoccupi? Se anche ti lasciano a casa, con tutto quello che sai e che sai fare, trovi lavoro in dieci minuti!”

Ricordo di aver fatto la faccia della triglia bollita.

Come avevo fatto a non rendermene conto prima?

In realtà ero uscita da tempo dai guai che così tanto temevo, ma non me ne ero nemmeno accorta.

Fu un momento di pura liberazione.
Capire che ERO LIBERA DALLA PAURA DI AFFRONTARE IL MERCATO DEL LAVORO perchè, in effetti, ormai da anni era chiaro a tutti – tranne a me – che io avevo la chiave per continuare ad essere richiesta e ricercata.

Lo ero di fatto, ma ero troppo presa dall’essere preoccupata dai fantasmi del passato per godere della mia situazione e farne veramente tesoro.

Una volta aperti gli occhi, tutto cambiava: si trattava solo di capire quello che mi permetteva di avere questi risultati, razionalizzarlo e poi ripeterlo, ripeterlo, ripeterlo sempre più convintamente.

Così ho fatto e i risultati sono stati così straordinari che le persone hanno cominciato a chiedermi di condividere il mio “segreto” grazie a cui ero in grado di procurarmi lavoro a volontà, senza neanche mai mandare un curriculum!, liberandomi per sempre da quella stritolante paura di non arrivare a fine mese, di perdere il lavoro, di sentirsi persone-a-metà solo perchè l’azienda a cui hanno venduto l’anima per anni, all’improvviso decide di delocalizzare in Cina.

E’ nato così il Sistema di Gestione di Carriera, questo sito, il libro e il corso introduttivo che ti invito caldamente a scaricare qui => http://bit.ly/aggiusta-lavoro-13

Avere un Sistema di Gestione di Carriera  – così ho chiamato la sintesi razionalizzata e organizzata di quello che ho scoperto in quel momento – è l’unica cosa che chiunque possa fare oggi per poter affrontare con tranquillità qualunque circostanza di mercato per quanto burrascosa possa essere. Una tranquillità che non potrai mai avere cercando di cambiare le cose “là fuori” e nemmeno potrai provare solo chiudendo gli occhi, stringendo i pugni e sperando-forte-forte che le cose andranno meglio.

Pensare positivo non basta. E’ utile, certamente, ma non basta. Pensare positivo senza avere uno strumento concreto di Azione con cui affrontare il complesso mondo in cui viviamo, in grado di darti il controllo sulla tua possibilità di portare a casa la pagnotta, succeda quel che succeda, è inutile. Senza uno strumento concreto che ti permette di essere presente sul mercato del lavoro IN QUALUNQUE MOMENTO, anche e soprattutto se un lavoro comunque già lo hai, è l’unica vera arma che hai a tua disposizione per poter affrontare l’effetto Crisi, l’industria 4.0 e qualsiasi altra sorpresa la vita di questi strani tempi ci riserverà.

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  • Non è vero, come vogliono farci credere ormai da anni che “le cose sono cambiate perché c’è la crisi”.
  • La crisi è solo la coda di un problema molto più grande, un enorme pitone pronto ad inghiottire chiunque non si adegui alla nuova situazione del mercato del lavoro.

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