Il lavoro: dal dovere all’autorealizzazione per uscire dalla crisi

schiavi-moderniLo psicologo umanista Maslow, diceva: “Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere, un poeta deve scrivere, se vuole essere in pace con sé stesso. Ciò che un uomo può essere, deve essere. Deve essere fedele alla propria natura. Questa necessità si può chiamare l’auto-realizzazione“.

Eppure l’uomo, in tutte le epoche della storia, ha sempre sentito il lavoro soprattutto come un dovere, una inevitabile fatica, per consentire la sopravvivenza a sé stesso e ai propri cari.

Ma se il lavoro non fosse solo sforzo fisico o intellettuale? Se fosse invece un modo per sviluppare le proprie capacità cognitive, un modo per diventare una persona migliore, per conoscere sé stessi, per sviluppare i propri punti di forza?

Una realtà che manca

Sarebbero in media solo tredici su cento gli italiani che si dichiarano davvero coinvolti da quel che fanno ogni giorno in ufficio. In Europa non sono molti di più (il 17 per cento).

In altre parole l’83% degli italiani vanno a lavorare solo per tirare la carretta, perchè deve, perchè tutti fanno così, perchè “tocca”. 

Ma vale la pena di vivere in questo modo? E’ questo che vogliamo fare delle nostre vite? Davvero questa è la sola strada percorribile?

Colpa della crisi o effetto centesima scimmia?

“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono.” Primo Levi.

 

La lezione della centesima scimmia sembra allora essere una spiegazione più plausibile del problema dell’insoddisfazione nel mondo del lavoro rispetto a quello della crisi.
Ovvero, se un numero sufficiente di persone, la cosiddetta “massa critica”, sperimenta una stessa esperienza, ad un certo punto si produrrà lo stesso fenomeno che si è verificato fra le scimmie giapponesi di cui lo scrittore inglese Lyall Watson parlò dopo averlo osservato nel 1979 nell’isola  di Koshima: si tenderà a prendere quell’esperienza come vera per tutti – a prescindere che lo sia davvero -.

In altre parole: a forza di sentir parlare di crisi ci stiamo tutti sempre più piegando e rassegnando a chinare la testa, ad abbassare i nostri standard, ad accettare quello che prima non era accettabile. Ci accontentiamo di lavori insoddisfacenti, di guadagni insufficienti, di rapporti conflittuali, di stress e ansia pur di continuare a rimanere aggrappati all’idea di sicurezza del posto di lavoro con cui siamo cresciuti.

Dalla padella alla brace

C’è qualcosa di ancora peggiore in tutto questo. Parlo di tutta quella grande quantità di furbetti truffaldini che, facendo leva su questo malcontento generale rispetto al lavoro, propongono come soluzione quella di diventare “imprenditori di se stessi”, imparando a far lavorare i soldi al posto proprio.

Un’idea affascinante e intrigante che stuzzica senza pietà due dei vizi umani più comuni: l’avidità e la pigrizia.

Già, perchè quella di “crederci forte forte“, visto che “puoi fare tutto quello che vuoi, se solo lo vuoi abbastanza“, è il ritornello del’altra famiglia di piranha che infesta le insaguinate acque del mondo del lavoro in questi tempi di crisi: quella dei for-motivatori che, per il fatto di avere un diploma di qualche corso a base di PNL e carboni ardenti, si convincono di avere il titolo e gli strumenti per aiutare le persone a risolvere i loro problemi con il lavoro.

Non fraintedermi, sono assolutamente a favore della formazione di crescita personale, solo che ci sono sostanzialmente due versioni di questi corsi in circolazione negli ultimi anni e nessuno dei due è in grado di insegnarti a capire come affrontare adeguatamente il mondo del lavoro di oggi.

Da una parte ci sono i furbetti figli della “new economy”, dell’infobusiness di bassa lega, quelli che hanno fatto qualche soldo – ma soprattutto hanno infestato le acque del web – grazie alla furbata di prendere qualche contenuto di grandi formatori, tradurlo e rivisitarlo, farne un ebook da pochi spiccioli nascondendo il tutto sotto una fitta nuvola di fumo fatta di promesse di marketing.

Dall’altra ci sono i veri formatori, quelli seri – e si contano sulle dita di una mano – che per forza di cose però trattano la questione “lavoro” allo stesso livello in cui trattano quella delle relazioni personali, del benessere personale, fisico, emozionale e così via.

Ciò di cui hai bisogno oggi invece, sia che tu abbia un lavoro, che tu ne stia cercando uno nuovo, che tu stia odiando quello che hai senza il coraggio di fare niente per cambiarlo o qualunque altra situazione tu stia vivendo adesso, è di un Sistema di Gestione di Carriera. Diversamente sei nei guai.

Guai seri, guai grossi, che diventeranno sempre più grossi e non sono io a dirlo ma eminenti scienziati, economisti e sociologi. Gli effetti della rivoluzione tecnologica in cui viviamo sono solo al loro inizio, il “bello” deve ancora arrivare. La crisi non può finire perchè la velocità con cui l’economia è in grado di creare posti di lavoro è molto inferiore a quella con cui l’avanzare della tecnologia li cancella.

Sono frasi forti, lo so, ma se continuerai a seguirmi in questo blog, poco per volta ti mostrerò quello che ho scoperto in questi ultimi febbrili mesi e soprattutto ti mostrerò cosa ho scoperto per venirne a capo, uscire dalla crisi e dalla giungla che è diventata il mondo del lavoro, mettendoti al sicuro.

Niente promesse di marketing, niente giochini fumosi. Solo non voglio caricarti troppo di informazioni tutte in un colpo solo. Ho un arsenale di armi e informazioni da mostrarti, frutto di una ricerca durata più di dieci anni e di uno studio che mi ha vista lavorare con un’intensità e una dedizione come spesso io stessa non credevo possibile.

Per motivi che non ti starò a dire adesso, è finalmente arrivato il momento di liberare tutto questo materiale e questo è il primo passo da fare per te: riconosci che la tua situazione lavorativa è precaria, rischiosa e incerta – qualunque essa sia – fino a che non ti doterai degli strumenti necessari ad esserne tu l’unico capo. Per fare questo non è necessario mettersi in proprio – se poi vorrai nessuno te lo vieta, ma avrai una consapevolezza del tutto diversa per farlo -, devi semplicemente dotarti di un SGC, un Sistema di Gestione di Carriera.

Di cosa sia un Sistema di Gestione, del fatto che si tratta di qualcosa di estremamente scientifico e rigorosamente sperimentato negli ultimi sessant’anni, delle sue origini e del perchè ti riguardano, arriveremo a parlarne.

Grazie intanto per la tua attenzione, ti aspetto domani, qui sul sito di successofelice.it da cui vedrai uscire dalle quinte, man mano che saranno pronti, i nuovi contenuti e il materiale che ho preparato per aiutarti ad affrontare in modo vittorioso, soddisfacente e remunerativo il mondo del lavoro, a dispetto della crisi e di tutti i truf-furbetti che vogliono farti la pelle.

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  • Non è vero, come vogliono farci credere ormai da anni che “le cose sono cambiate perché c’è la crisi”.
  • La crisi è solo la coda di un problema molto più grande, un enorme pitone pronto ad inghiottire chiunque non si adegui alla nuova situazione del mercato del lavoro.

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